Pap test anormale nelle pazienti HIV positive e nelle immunodepresse
In relazione all'aumentato rischio di cancro cervicale invasivo e suoi precursori, alle infezioni nelle donne HIV positive come anche nelle pazienti con immunodepressione, e' necessario che le stesse siano sottoposte a controlli adeguati per la prevenzione di tali patologie. Per quanto attiene lo screening citologico, l'affidabilita' dello stesso nelle pazienti HIV positive non mostra falsi negativi in misura significativamente di versa dal resto della popolazione. In analogia alle linee guida emanate dl Center for Disease Control di Atlanta nel 1993,per lo screening della patologia cervicale nelle sieropositive, sono da prevedere controlli ginecologici e P-T a tutte le pazienti :se il P-t e' negativo, ripetizione dell'esame dopo 6 mesi e successivi P-T ogni 12 mesi, ancorche' alcuni autori ritengono poissibile la biannualita' dei controlli citologici in presenza pero' di di sufficienti difese immunitarie (CD$>250). Nel caso si osservino marcate alterazioni reattive di verosimile natura infiammatoria, eventuale colposcopia e P-T di controllo dopo 3 mesi, anche al fine di verificare gli effetti della terapia assegnata. In presenza di citologia anormale: esecuzione obbligatoria di colposcopia con biopsie mirate e ove occorra studio del canale cervicale. Nel raccomandare uno screening accurato, alcuni autori segnalano l'importanza nelle pazienti HIV positive di uno screening citologico e colposcopico sistematico che permetterebbe, nel contesto di una organizzazione capace di garantire questo tipo di screening, una piu' rapida e sicura diagnosi delle lesioni displastiche e virali e l'esecuzione di biopsie mirate come anche la possibilita' di individuare rapidamente lesioni extracervicali a livello del tratto genitale inferiore; cio' in considerazione anche della scarsa disponibilita' delle pazienti ai controlli e il tutto anche in vista dell'esecuzione di terapie quanto piu' precoci. Si ha motivo di ritenere che questa opzione cito-colposcopica sistematica sia piu' opportuna, anche in previsione di uno studio piu' globale delle MTS, della loro evoluzione e delle loro conseguenze in queste pazienti. Le terapie delle CIN non differiscono dalle altre pazienti se non per un maggior ricorso alla ablazione di lesioni specie di alto grado in virtu' di una piu' rapida progressione della malattia. Le complicanze emorragiche e infettive dopo terapia nelle sieropositive sono piu' importanti che nelle HIV negative come anche le persistenze e recidive sono piu' frequenti. Tali elementi suggeriscono una particolare accortezza in occasione dei trattamenti con adozione di misure prevenzionali rispetto alle complicanze immediate ed un f-u attento dopo trattamento, con valutazione citologica e colposcopica 3 mesi dopo il trattamento e, in caso di negativita', ogni 6 mesi. Da rilevare altresi' per gli opportuni controlli, che nelle pazienti con CIN possono coesistere nel 5,2% dei casi lesioni vulvari di alto grado altrimenti presenti nel solo2,7% nelle pazienti a rischio ma non portatrici di CIN.